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La signora e il funzionario

Cast

  • Autore: Aldo Nicolaj
  • Regia: Marcello Andria
  • Direzione di scena e costumi: Angela Guerra
  • Allestimento scenico e Produzione: Compagnia dell’Eclissi

Interpreti

  • Marika De Vita
  • Enzo Tota

Sinossi

Commedia di costume dalle inflessioni umoristiche ma dal retrogusto acido e corrosivo, La signora e il funzionario fu scritta da Aldo Nicolaj (1920-2004) alla fine degli anni ’70, quando l’opinione pubblica italiana era profondamente scossa da disordini di piazza, lotta armata, strategia della tensione.

Se ne percepisce l’eco, sia pure smorzata da una scrittura ironica e briosa, nel serrato e quasi asfissiante dialogo fra un funzionario – espressione tipica e grottesca delle meschinità e delle cattive abitudini radicate nella burocrazia ministeriale – e una di quelle terribili signore borghesi che popolano il teatro del prolifico commediografo piemontese, all’apparenza frivole e svitate, in realtà dotate di una sottile, personalissima razionalità.

L’impatto fra i due personaggi produce un effetto bizzarro, che si spinge fin quasi ai confini del teatro dell’assurdo; un gioco un po’ perverso fra un gatto e un topo, in cui il primo, cedendo alla tentazione di un crudele ma divertente passatempo, tormenta e mette più volte alle corde la sua vittima; l’altro, intimidito e irrazionalmente spaventato, prova a minacciare, poi ad assecondare e blandire, il suo casuale aguzzino, nel quale vede materializzarsi tutte le sue paure, le sue debolezze, i suoi rancori, le sue frustrazioni. Sotto pressione e come in un incubo, arriva ad affermare di tutto e il contrario di tutto, mettendo a nudo in modo incongruo e inconsapevole i propri pensieri più reconditi. E «un uomo, di veramente suo, non ha che i pensieri…».

Sfrondato dei riferimenti più strettamente legati alla congiuntura socio-politico d’origine e trasportato in un luogo e in un tempo meno definiti e vagamente più attuali, lo spettacolo punta, sì, sulla critica pungente dei vizi nascosti e delle piccole virtù della middle class, bersaglio privilegiato della satira dell’autore. Con ghigno sardonico e moderata indulgenza, Nicolaj mette sotto osservazione, con lo sguardo lungo del pessimista di fondo, gli immarcescibili costumi nazionali. Ma l’omaggio che la Compagnia dell’Eclissi rende al drammaturgo di Fossano per l’imminente centenario della nascita vuol essere soprattutto la rappresentazione di un gioco teatrale che si avvale di una scrittura fluida e arguta oltre che di una solida costruzione drammaturgica.

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Fotografie: Alessandra Rosa e Francesco Carbone

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Operette Morali

Cast

  • Autore: Giacomo Leopardi
  • Drammaturgia e Regia: Mirko Di Martino
  • Aiuto Regia: Angela Rosa D’Auria
  • Scenografia: Giorgio Lauro
  • Assistente alla Regia: Marina Cavaliere
  • Produzione: Il Demiurgo e Teatro dell’Osso in collaborazione con Teatro TRAM e Classico Contemporaneo

Interpreti

  • Antonio D’Avino
  • Nello Provenzano

Sinossi

SINOSSI

Lo spettacolo porta in scena le “Operette morali” di Giacomo Leopardi, il suo capolavoro letterario, una delle vette più alte della letteratura universale. Il testo originale si compone di 24 prose, soprattutto dialoghi. Ne abbiamo scelte dieci.

E’ stata una selezione difficile, inevitabilmente parziale, ma condotta sulla base dei temi principali: il desiderio di felicità, il dolore, la morte, il rapporto dell’uomo con gli altri uomini e con l’universo. In scena due soli attori interpretano tutti i personaggi, due figure di uomini arrivati alla fine del tempo, quando tutto è consumato, quando le illusioni sono sparite e non resta più spazio per l’azione, ma solo per la rappresentazione.

Le Operette Morali rappresentate:

  1. La scommessa di Prometeo
  2. Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo
  3. Dialogo di Malambruno e di Farfarello
  4. Dialogo di un fisico e di un metafisico
  5. Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie
  6. Dialogo della Natura e di un Islandese
  7. Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez
  8. Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere
  9. Dialogo di Tristano e di un amico
  10. Cantico del gallo silvestre

 

Note di regia

Leopardi non aveva certo in mente il teatro quando, nel 1824, dava alle stampe le “Operette morali”: pensava alle satire greche di Luciano, ai romanzi moderni e filosofici di Sterne e Voltaire.

Eppure, non c’è dubbio che l’efficacia performativa dei suoi dialoghi è evidente, soprattutto là dove il contenuto argomentativo incontra il gusto amaro dell’ironia. Quella stessa ironia che, ancora oggi, appare così stridente in confronto all’armonia delle sue poesie. Quella stessa ironia che, ancora oggi, rende attualissimo il testo di Leopardi per come è scritto, prima ancora che per cosa è scritto: il gusto per la citazione e la parodia, la presa in giro delle manie e delle fissazioni, il contenuto filosofico nascosto nelle banalità quotidiane, la mescolanza di stile elevato e popolare, il piacere della battuta e del gioco di parole. A guardarle una dietro l’altra, queste operette, sembra di assistere a una serie antologica distopica, un Black Mirror dell’Ottocento: in quale altro testo potremmo trovare un folletto e uno gnomo che discutono della scomparsa del genere umano, un mago che evoca un demone, morti imbalsamati che risorgono, uno scienziato che ha scoperto il segreto della vita eterna, la natura che ha preso le forme di una enorme donna distesa sul fianco di una montagna?

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Moby Dick – Il Rito

Cast

  • Tratto dal Moby Dick di H. Melville
  • Riduzione e Adattamento: Roberto Negri
  • Regia, Impianto Scenico e Disegno Luci: Federico Vigorito
  • Attrezzeria e Costumi: Rossella Ramunni
  • Assistente alla Regia: Carolina Vecchia
  • Realizzazione scene: Area 5 Lab
  • Organizzazione: Flavia Ferranti
  • Direzione artistica: Dino Signorile

Interpreti

  • Roberto Negri

Sinossi

LO SPETTACOLO

La scelta di un grande classico nasce dalle emozioni che generano le parole al di là del tempo, ampliando il concetto stesso di ” contemporaneo”.

L’autore ha proposto una formula letteraria di ricerca e sperimentazione, esplorando nella sua opera praticamente tutti i generi del suo secolo.

Nel rispetto di questa scelta e nell’intento di riproporne i canoni espressivi, il nostro lavoro

spazia dal teatro di narrazione alla commedia, dal teatro di figura alla pantomima e ancora oltre, verso le radici arcaiche del rito teatrale. Segni semplici, per un coinvolgimento profondo e diretto dello spettatore, naturalmente partecipe di temi universali.

Così il testo rivela pienamente il suo potere evocativo, nel rispetto cronologico della narrazione, verso la catarsi finale che, come nella vita, è conosciuta ma sempre sorprendente.

 

NOTE DI REGIA

La rappresentazione teatrale come rito primitivo, capitale, imprescindibile. Concepire uno spettacolo per ribadire la necessità di incontrarsi e in qualche modo comunicare. Abbiamo scelto un capolavoro della letteratura americana; avremmo potuto farlo con un la terza pagina di un quotidiano locale. L’importante adesso (più che mai) è concentrarsi sul tragitto invisibile che la notizia teatrale compie dal palcoscenico alla platea; in che modo nasce? che forma assume? quanto dura? in cosa si trasforma quando si estingue?

L’incontro “filosofico” con Roberto (artefice dell’adattamento) prima di tutto, ha prodotto queste temibili riflessioni.

Poi è arrivato Melville, arrivano i personaggi, arrivano le risposte e insieme inizia ad emergere una forza che sembra sete; una sete inguaribile di eternità. Inizia ad emergere Moby Dick, capace di farsi raccontare di nuovo come un vecchio aneddoto mai abbastanza svelato.

In scena poco o niente. Una pedana di legno che deve sembrare ogni cosa e che invece serve solo a mettere al centro dell’attenzione chi conduce il gioco e pochi altri elementi, un po’ di attrezzeria: strumenti utili al racconto che l’Interprete non smettendo mai i panni di sé stesso, offre agli spettatori nell’intimità sacrale che solo un rito riesce a creare.

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Fotografie: Alessandra Rosa e Francesco Carbone

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LUXANIMAE – Tra Cielo e Terra

Cast

  • Regia: Francesco Rivieccio
  • Autori: Marina Bruno, Ondanueve String Quartet e Michele Maione

Interpreti

  • Marina Bruno
  • Ondanueve String Quartet
  • Michele Maione

Sinossi

Sonorità acustiche, elettronica, vocalità spiegata, influssi ritmici popolari, testi sacri, profani, atmosfere meditative, incursioni nella musica etnica e nel barocco, fino al pop contemporaneo. Musiche che provengono da mondi, stili, epoche, culture lontanissime.

Non mancano davvero i fattori artistici alla genesi di questo percorso musicale, frutto di un incontro a lungo cercato da tutti i protagonisti, che negli anni hanno già avuto occasione di collaborare e di conoscersi. Parliamo di Marina Bruno, protagonista de “La gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, dalla eclettica personalità vocale e solidissima carriera, del quartetto d’archi Ondanueve String Quartet, formazione di grande esperienza e dalle illustri collaborazioni (Ferzan Özpetek e Paolo Sorrentino, per citarne un paio), e di Michele Maione, percussionista evoluto, aperto all’elettronica ed alla contaminazione, ormai una certezza nel panorama musicale italiano. Francesco Rivieccio, che cura la drammaturgia e la messa in scena del progetto, è un giovane attore ed autore teatrale che spazia dal teatro di tradizione alle nuove tendenze.

“LuxAnimae” vede la luce nel momento forse più difficile degli ultimi decenni per molta parte dell’umanità, ed è figlio di dubbi, riflessioni, incertezze, aspirazioni, volte a creare una linea di comunicazione con qualcosa di “superiore”, una sorta di entità che possa illuminare gli animi indicando la strada per il ritorno alla serenità individuale e globale.

Il primo segno tangibile è stato una ipnotica versione del “Magnificat” di Marco Frisina, del quale è stato girato un videoclip nella straordinaria ambientazione del Cimitero delle Fontanelle, a Napoli, grazie alla gentile disponibilità dell’Assessorato alla Cultura ed al Turismo del Comune di Napoli.

Per fornire un trait d’union ai vari brani, tra sacro e profano, il regista Rivieccio ha individuato due elementi principali, che possiedono in nuce questa unione: la Sibilla ed il frutto del melograno. La sibilla, non quella Cumana o di qualche altra località, ma semplicemente una sibilla, una zingara con potere divinatorio, è la protagonista dei racconti. Associata al bene, poichè per sibilla s’intende una vergine ispirata da Dio e quindi al sacro; ciononostante, essa possiede anche un aspetto profano perchè dotata di virtù profetiche, e si sa che predire il futuro è proprio del male, ossia del profano.

Il frutto del melograno si trova spesso in dipinti e statue di Madonne, tra le loro mani, come per esempio in quella nel Duomo di Napoli. La melagranata ha un duplice ruolo, parla di vita e di morte, è simbolo di fecondità e custodisce piccoli chicchi che, secondo molte leggende, sono capaci di predire il numero di gravidanze di una donna; addirittura, poi, anche uno solo di essi sarebbe capace di fecondare una vergine solo perchè lo avrebbe raccolto e tenuto in grembo. Allo stesso tempo, però, il mito di Persefone ci dice che la dea riuscì a discendere gli Inferi e diventare la sposa di Ade, re dei morti, solo dopo aver mangiato sei chicchi di melagrana.

Due figure, Sibilla e Melograno, sacro e profano ed entrambe legate alla figura di Maria. L’idea è far raccontare storie e leggende alla Sibilla attraverso i chicchi della Melagrana che custodisce: ogni chicco una suite di musica e testi. Storie e leggende legate alla Madonna, la figura del cristianesimo che più di altre migra fra sacro e profano: basti pensare ai numerosissimi appellativi a lei dedicati: esiste una Madonna per proteggere ogni diverso essere al mondo.. Ecco la chiave per unire e contestualizzare ancora di più il sacro ed il profano.

Alcuni dei titoli più significativi in repertorio: Ave Maria di Giulio Caccini, Charles Gounod, Astor Piazzolla, Villanella di Cenerentola e Secondo coro delle lavandaie di Roberto De Simone, Magnificat di Marco Frisina, La cura di Franco Battiato.

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Fotografie: Alessandra Rosa e Francesco Carbone

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Fuori c’è il sole

Cast

  • Autrice: Angela Caterina
  • Regia: Luigi Frasca
  • Tecnico luci e audio: Luca Aquino
  • Produzione: Teatro d’Europa

Interpreti

  • Anna: Angela Caterina

Sinossi

La violenza sulla donna senza tempo e senza età.
La protagonista nuda, sporca, scavata… racconta ad un immaginario signore la sua storia. Una storia di violenza e soprusi da parte di uomini senza scrupoli che a turno violentano lei e le numerose ragazze internate. A rappresentarle sono delle bambole mal ridotte che le fanno compagnia insieme al ricordo del suo unico e vero amore che aspetta con la speranza che possa liberarla. Infatti dopo la fuga di tutte le compagne lei rimane sola chiusa volutamente nel suo buio difronte ad uno specchio vuoto perché non si può più vedere. 
Alla fine del racconto lei chiederà: “C’è il sole oggi fuori? E com’è? Ah, signore… Quant’è bello il sole!”
Quel sole è la sua liberazione…l’Amore che aspettava, è Dio o forse la morte?
Allo spettatore le conclusioni.

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Fotografie: Francesco Carbone e Alessandra Rosa

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Sigmund & Carlo

Cast

  • Autore: Antonio Buonanno
  • Regia: Niko Mucci
  • Assistente alla Regia: Marina Cavaliere
  • Scene e Costumi: Barbara Veloci
  • Musiche originali: Luca Toller

Interpreti

  • Niko Mucci
  • Roberto Cardone

Sinossi

Si ringraziano la Storie e la Psicoanalisi per gli spunti gentilmente offerti

SINOSSI

Due vecchi esibizionisti in competizione per una panchina. Un lampione. Una partenza grottesca, che ben presto svela altri sapori. I due sono forse Freud e Marx, sopravvissuti al loro tempo, ed alla degenerazione del loro pensiero. Fra loro si sviluppa un dialogo a fisarmonica in cui si alternano i litigi ed i tentativi di allearsi nel portare a termine la loro misteriosa e forse impudica missione, mentre i frequenti passaggi di auto, li inducono a mimetizzarsi, assumendo di volta in volta ruoli di improbabili, pagliacci, religiosi, venditori, sino al colpo di scena finale.

Uno spettacolo basato sulla riflessione relativa all’abuso interpretativo delle idee e delle ideologie, e soprattutto un accorato appello al senso della responsabilità collettiva. Un testo che fa sorridere e ridere spesso, ma che lascio un ché di amaro, nel suo rifiutare possibili letture positive e di speranza.

NOTE DI REGIA

Viviamo una epoca che teorizza l’inadeguatezza delle ideologie del secolo scorso, senza averle sostituite con altre idee, più consone ai nostri tempi. In tale vuoto è da rintracciare lo smarrimento che emerge soprattutto nelle nuove generazioni, le quali stentano a trovare motivazioni del loro agire, costruire, scegliere. A ciò si aggiunge un diffuso senso di deresponsabilizzazione che ci porta a dare sempre ad altri la colpa dei mali della società, come se un Cittadino cosciente potesse sentirsi sempre innocente quanto pronto ad attribuire ad altri le colpe e le insufficienze del sistema politico e sociale. Da queste analisi prende le mosse la volontà di mettere ora in scena il testo di un autore sud americano della fine degli anni ‘70, mai rappresentato in Italia, cui si deve l’idea originale, motore della messa in scena: cosa accadrebbe se in un tempo al di fuori della realtà Marx e Freud, sopravvissuti a se stessi ed al progressivo deteriorarsi delle loro idee, si trovassero a disputarsi una panchina, come vecchi esibizionisti, fuori un istituto superiore femminile e prendessero spunto da questa competizione per adombrare le proprie rispettive responsabilità filosofiche? La risposta in una messa in scena che fa del grottesco la propria cifra stilistica, del confronto fra Freud, vittima delle stesse nevrosi oggetto dei suoi studi, e Marx, caciarone dai modi popolareschi e carnali, il filo conduttore per portare lo spettatore, attraverso lo sviluppo della trama, all’amara conclusione–rivelazione di un finale forse senza speranza. “Speravamo d’essere come Don Chisciotte e Sancho Pancia ed invece abbiamo finito con l’essere come il grasso e il magro, come Stanlio e Ollio, principi della farsa”.

La dimensione surreale, la bizzarria verbale, peraltro presa spesso di sana pianta da celebri affermazioni dei nostri, ormai, “antieroi” fa ridere o commuove in una progressiva empatia col pubblico, più volte chiamato in causa in modo più meno velato. Durante le prove un terzo elemento di guida si è aggiunto al crollo delle ideologie ed al tema della responsabilità collettiva; ho cominciato a darmi dall’interno un’altra lettura dello spettacolo che in fondo parla anche del lavoro degli attori: pronti a travestirsi al minimo accenno di pericolo, ma ostinati e caparbi nel testimoniare la loro precisa volontà di svegliare un pubblico ormai assopito, anestetizzato e narcolessato.

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Ulisse Mentitore

Cast

  • Tratto dall’Odissea di Omero
  • Traduzione: Daniele Ventre
  • Idea e Regia: Enzo Marangelo
  • Selezione testi: Gigi Spina e Piera De Piano

Interpreti

  • Enzo Marangelo

Sinossi

Ulisse mentitore è un percorso sulle tracce non dell’ombra dell’eroe omerico, ma dei suoi ricordi e dei suoi racconti. I racconti coi quali Ulisse affascina il popolo dei Feaci che lo ha accolto come naufrago dall’incerta e inquietante figura.

Racconti e/o menzogne? Può essere affidabile un testimone, unico sopravvissuto a incontri con mostri, disastri, vendette divine, terre improbabili, parole indecifrabili. Una zattera che consente di lasciare un’isola e una dea, Calipso, forse rimpianta per sempre; un mostro dall’occhio solo; il dio dei venti e i Lestrigoni mangiatori di uomini; la maga Circe e una catabasi esemplare; e poi donne-uccello, Scilla e Cariddi e giovenche del Sole.

Tutto questo prende corpo, anzi corpi, attraverso il fascino della voce e della lettura dei cosiddetti “apologhi di Alcinoo”, grazie a quella capacità che aveva la parola, quando ancora in pochi sapevano scrivere e leggere, di ‘far vedere’ attraverso l’udito, di usare le descrizioni dettagliate come una cinepresa ante litteram, capace di mettere sotto gli occhi degli spettatori un mondo di luoghi e corpi in movimento.

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Fotografie: Francesco Carbone e Alessandra Rosa

IL TRAILER

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A lo stesso punto però a n’ata parte

Cast

  • Autore: Paolo Capozzo
  • Regia, progetto scenico, disegno luci e audio: Gianni Di Nardo
  • Assistente di Regia: Luca Aquino
  • Costumi: AlCivico448
  • Interventi pittorici: Teresa Sarno
  • Un ringraziamento speciale per l’aiuto a Marina Parrilli
  • Produzione: Co.C.I.S. / Teatro 99 Posti

Interpreti

  • Compà Prisco: Paolo Capozzo
  • Compà Mostino: Maurizio Picariello
  • Pozzo, Puck, Nennillo, Tebaldo, Il Frate: Vito Scalia

Sinossi

Protagonisti della nostra storia sono Prisco e Mostino, due Zuorri (*) di qualche vecchio copione teatrale di cui abbiamo perso le tracce. I due si svegliano in un teatro vuoto, abbandonato, e scoprono di essere stati letteralmente dimenticati. Il teatro è stato chiuso (per la pandemia) e loro sono rimasti lì, come fantasmi dentro un cimitero. Non hanno più un attore che li interpreti, un pubblico ad applaudirli. Tutte le battute che conoscono suonano vuote, sono vecchie, non li divertono più.  La loro stessa esistenza è messa in dubbio (“Quanno si chiure lo sipario, nui simmo vivi o simmo muorti?”).

Ma, proprio quando sembra che i due stiano per arrendersi al loro destino, rinvengono un vecchio faldone polveroso, all’interno del quale sono custoditi alcuni testi teatrali a loro sconosciuti. Finalmente Prisco e Mostino hanno nuove battute da dire, nuove imprese da compiere, una nuova strada da seguire. Forse è davvero l’unica possibilità: per non morire i due dovranno essere capaci di recitare altri copioni.

Da qui prende inizio il viaggio dei nostri due Zuorri dentro le loro nuove esistenze. Essi diverranno i protagonisti di appassionanti trame e interpreti di alcune delle opere più significative del teatro mondiale (da Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, ad Aspettando Godot di Becket, a Natale in casa Cupiello di De Filippo, etc.), che però, deformate dalla incapacità e dalla inadeguatezza dei due, assumeranno colori surreali, a volte farseschi.

(*) NOTA dell’Autore: Con il termine Zuorri, fino alla metà del secolo scorso, in alta Irpinia (Montella – AV) si indicavano i contadini che coltivavano le terre dei padroni, allevavano i loro animali, raccoglievano i loro frutti, ma non possedevano nulla di quello che producevano. Zuorro era dunque sinonimo di “nullatenente”, sfruttato, povero disgraziato, eternamente affamato, spesso derubato anche della propria dignità di Uomo.

Una somiglianza sorprendente (per carattere ed assonanza) con il personaggio dello Zanni che Dario Fo ha portato sulla scena con lo spettacolo Mistero Buffo prelevandolo direttamente dalle giullarate medievali. Prisco e Mostino (già protagonisti di un precedente spettacolo: “Storie di Terra di suoni e di rumori” andato in scena per vent’anni suonati) assurgono a maschere senza tempo, anime candide. Sono archetipi di un “carattere irpino” ma, nelle nostre intenzioni, rappresentanti di tutti gli ultimi della terra. Il linguaggio che i due protagonisti usano in scena è una sorta di metadialetto, costruito adottando cadenze e sonorità provenienti da vari paesi della provincia di Avellino.

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Fotografie: Antonia Di Nardo, Alessandra Rosa e Francesco Carbone

IL TRAILER

L'INTERVISTA a cura del Teatro Tram

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Danza – Stagione 2021/2022

IL PROGRAMMA

ORARIO DI INIZIO DEGLI SPETTACOLI (DOMENICA): 18:30
CONTRIBUTO PER SINGOLO SPETTACOLO: €15.00
CONTRIBUTO UNICO PER 4 SPETTACOLI: €40.00

____14 Novembre 2021

RE-TR-O’ – STUDI SUL RITMO presenta

LAVORO PERFORMATIVO DEL WORKSHOP condotto da Hilde Grella

________________

CAMPANIA DANZA presenta

QUERIDA GALA

Concept, coreografie e regia: Antonello Apicella

____12 Dicembre 2021

IMPASSE – LA MANCANZA DEL TOCCO presenta

LAVORO PERFORMATIVO DEL WORKSHOP condotto da Antonella De Angelis

________________

ARB DANCE COMPANY presenta

DIVINE – PIÈCE DI VERSI IN DANZA

Coreografie: Roberta De Rosa
Drammaturgia e Regia: Michele Casella

____20 Febbraio 2022

“FOCUS ON” – CONTEST DI DANZA CONTEMPORANEA a cura delle Scuole di Danze Irpine

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“POLVERE” – Movimento Danza di Gabriella Stasio

____06 Marzo 2022

AREA RISERVATA – “Le tue azioni parlano così forte che non riesco a sentire cosa dici!” presenta

LAVORO PERFORMATIVO DEL WORKSHOP a cura di Tiziana Petrone

________________

BORDERLINE DANZA presenta

COLLECTIVE TRIP 7.0

Concept, Regia e Coreografia: Claudio Malangone e Nicoletta Cabassi

Si ricorda che per poter accedere agli spettacoli è necessario associarsi al Teatro 99 Posti.

È richiesto il Super Green Pass

Teatro – Stagione 2021/2022

IL PROGRAMMA

ORARIO DI INIZIO DEGLI SPETTACOLI (SABATO – DOMENICA): 18:30
CONTRIBUTO PER SINGOLO SPETTACOLO: €15.00
CONTRIBUTO UNICO PER 8 SPETTACOLI: €80.00

____31 Ottobre / 06-07 Novembre 2021___NUOVA PRODUZIONE – PRIMA NAZIONALE

Co.C.I.S. / Teatro 99 Posti presenta

“A LO STESSO PUNTO PERÒ A N’ATA PARTE” di Paolo Capozzo

Regia: Gianni Di Nardo
Con Paolo Capozzo, Maurizio Picariello, Vito Scalia

____21 Novembre 2021

TEATRO D’EUROPA presenta

“FUORI C’È IL SOLE” di Angela Caterina

Regia: Luigi Frasca
Con Angela Caterina

____05 Dicembre 2021

TAN – Teatro Area Nord presenta

“SIGMUND & CARLO” di Niko Mucci

Regia: Niko Mucci
Con Niko Mucci e Roberto Cardone

____19 Dicembre 2021

HYPOKRITES TEATRO STUDIO presenta

“ULISSE MENTITORE” tradotta da Daniele Ventre

Regia: Enzo Marangelo
Con Enzo Marangelo

____13 Febbraio 2022___NUOVA PRODUZIONE

TEATRO TRAM e COMPAGNIA TEATRO DELL’OSSO presentano

“OPERETTE MORALIdi Giacomo Leopardi

Regia: Mirko Di Martino
Con Antonio D’Avino e Nello Provenzano

____13 Marzo 2022___NUOVA PRODUZIONE

MARINA BRUNO, ONDANUEVE STRING QUARTET E MICHELE MAIONE presentano

“LuxAnimae – Tra cielo e terra

Regia: Francesco Rivieccio

____20 Marzo 2022

LA COMPAGNIA DELL’ECLISSI presenta

“LA SIGNORA E IL FUNZIONARIO” di Aldo Nicolaj

Regia: Marcello Andria
Con Marika De Vita ed Enzo Tota

____27 Marzo 2022___FUORI ABBONAMENTO

ARTEATRO presenta

“ADDA PASSÀ” di Alfonso Grassi

Regia: Alfonso Grassi
Con Emilia Bruno, Francesca Del Vacchio, Alfonso Grassi, Arturo Lissa, Michele Maffei, Lorena Nicodemo, Regina Presutto, Enrico Santoro, Renato Siniscalchi

____10 Aprile 2022___NUOVA PRODUZIONE – ANTEPRIMA NAZIONALE

OFFICINA DINAMO e COMPAGNIA TIBERIO FIORILLI – AREA 5 presentano

“MOBY DICK – IL RITOridotto e adattato da Roberto Negri dal Moby Dick di H. Melville

Regia: Federico Vigorito
Con Roberto Negri

Si ricorda che per poter accedere agli spettacoli è necessario associarsi al Teatro 99 Posti.

È richiesto il Super Green Pass