Cast

  • Concept, Regia e Coreografia: Claudio Malangone e Nicoletta Cabassi
  • Musica eseguita dal vivo al pianoforte: Gabriele De Feo
    (7° Sinfonia di Beethoven nella trascrizione di Franz Liszt)
  • Video: Checco Petrone
  • Costumi: Nicoletta Cabassi
  • Produzione: Borderline Danza

Interpreti

  • Luigi Aruta
  • Adriana Cristiano
  • Antonio Formisano
  • Giada Ruoppo

Sinossi

Collective Trip 7.0 è il momento conclusivo di un “atto di pensiero” che coinvolge in questo 1°studio i due coreografi Nicoletta Cabassi e Claudio Malangone. Tema portante è la settima sinfonia di Beethoven.

Sapersi conoscere e osservare, aprirsi al dialogo e al confronto allo scopo di recuperare una dialettica comunitaria, di reinventarsi e di riscoprirsi all’interno di una fluidità organizzativa e creativa, in cui le strategie di ciascuno diventano supporto alla ricerca artistica. Il punto di partenza è l’idea di un tragitto e quelle trasformazioni che un ambiente e un corpo subiscono durante un percorso, catturando le metamorfosi e le contraddizioni a esso insite.

Un viaggio che trae ispirazione tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo, per condurre in un luogo intimo e caloroso, dove si apre lo spazio per costruire la drammaturgia, identificandone l’essenza non nel contrasto tra i quattro personaggi ma nel confronto tra scena e pubblico.

SINOSSI

Collective Trip 7.0 è così organizzato:

  • “HOP.E in La Maggiore” di Nicoletta Cabassi, 1° e 4° movimento.

L’ascolto della “Settima Sinfonia” di Beethoven infonde un diffuso entusiasmo vitale ma possiede anche tra le note un vago sapore malinconico e avvicinarsi a Beethoven incute sempre un doveroso timore. La domanda principale e perno tematico per la creazione è stato “come ci si sente prima della felicità?”. Allora assieme ai danzatori abbiamo lavorato in sinergia per trovare questo stato d’animo comune, attraverso i loro suggerimenti e attraverso fonti visive tramutate in azioni.

  • “DIE HAPPY” di Claudio Malangone, 2° e 3° movimento.

In un continuo contrasto tra luce e ombra, tensione e riposo, in una sorta di coazione a ripetere, segni evanescenti e leggeri diventano segnali della continua ricerca di un equilibrio tra pulsione e ragione per affrontare il senso dell’esistenza a partire dalla sua transitorietà, passando per l’accettazione di un corpo che dona sofferenza, ma anche di un corpo che è libero di scegliere le proprie passioni. Ed è in esso che la vita si condensa, frammentata e detonata, per poi esplodervi all’interno.

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