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Aspettando Godot (L’Occasione)

N.B. Per questo spettacolo è possibile prenotare il posto solo telefonicamente al numero 3898856273

Cast

  • Regia: Francesco Scotto
  • Tecnico luci e audio: Luca Aquino
  • Credits Musicali: Salvatore Mazza
  • Riprese: Tony Santorelli
  • Produzione: ProTeatro / Teatro 99 Posti / Clan H

Interpreti

  • Vladimiro: Salvatore Mazza
  • Estragone: Paolo Capozzo
  • Pozzo: Antonio Lippiello
  • Lucky: Maurizio Picariello
  • Ragazzo: Alberto Tortora

Sinossi

Questa messa in scena nasce dal viaggio, da più viaggi in realtà, fatti da me, Salvatore Mazza e Paolo Capozzo per partecipare ad un progetto condiviso. È una riflessione sul nostro lavoro, certo, ma credo sia anche, più in generale, una riflessione su chiunque abbia una passione e abiti ai margini di un centro produttivo, ovvero in provincia, ovvero al Sud. Più si discuteva con fervore del nostro lavoro e più mi era chiaro che Vladimiro ed Estragone eravamo noi. Da questa idea nasce la messa in scena.

Perché?
Vladimiro ed Estragone vagano in uno spazio semivuoto, che cosa aspettano?
Perché non se ne vanno? Qual è la loro condanna? La loro è una condanna?
Sono queste le domande che spesso fa a se stesso chi legge o chi vede Aspettando Godot di Samuel Beckett.

A 70 anni dalla prima rappresentazione realizzata con regia di Roger Blin, il testo di Beckett parla al nostro oggi. Gli amanti del teatro tradizionale per anni hanno giudicato il testo astruso; ai loro occhi sembrava che il testo non avesse storia, che la scrittura ridondante, reiterata, senza un inizio, un intermezzo ed una fine ben definita, non avesse senso. Oggi, dopo settant’anni (dopo che il testo è stato proclamato da una giuria di esperti del settore il miglior testo drammaturgico del novecento), nessuno sembra avere più perplessità sul valore assoluto dell’opera, sulla sua bellezza.
I personaggi di Beckett vivono nell’attesa.
La nostra messa in scena cerca di dare un senso a questa attesa. In quanti momenti della nostra giornata noi tutti viviamo sperando che la nostra vita da un momento all’altro possa cambiare? Viviamo di notizie che devono arrivare, speriamo in cambiamenti che possano migliorare la nostra quotidianità, sogniamo in ogni attimo di realizzare gli obiettivi della nostra vita. È proprio in quest’ottica Vladimiro, Estragone, Lucky e Pozzo siamo tutti noi. In tutti loro la passione coincide con la condanna che, forse morendo, poi torna ad essere passione fervida, ossessiva, nella speranza che “(…) un bel giorno cambierà“.
Lo spazio scenico, quindi, è il palco? È il Sud? È il mondo interiore di ognuno di noi?
Tutti potranno leggerci quello che vorranno rispetto alla propria sensibilità, certo è che il nostro caro Beckett questo testo sembra averlo scritto ieri, sembra averlo scritto per noi…

Buona serata
Francesco Scotto

Galleria Fotografica

Fotografie: Felice Cataldo, Alessandra Rosa e Francesco Carbone

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A lo stesso punto però a n’ata parte

Cast

  • Autore: Paolo Capozzo
  • Regia, progetto scenico, disegno luci e audio: Gianni Di Nardo
  • Assistente alla Regia: Luca Aquino
  • Costumi: AlCivico448
  • Interventi pittorici: Teresa Sarno
  • Un ringraziamento speciale per l’aiuto a Marina Parrilli
  • Produzione: Co.C.I.S. / Teatro 99 Posti

Interpreti

  • Compà Prisco: Paolo Capozzo
  • Compà Mostino: Maurizio Picariello
  • Pozzo, Puck, Nennillo, Tebaldo, Il Frate: Vito Scalia

Sinossi

Protagonisti della nostra storia sono Prisco e Mostino, due Zuorri (*) di qualche vecchio copione teatrale di cui abbiamo perso le tracce. I due si svegliano in un teatro vuoto, abbandonato, e scoprono di essere stati letteralmente dimenticati. Il teatro è stato chiuso (per la pandemia) e loro sono rimasti lì, come fantasmi dentro un cimitero. Non hanno più un attore che li interpreti, un pubblico ad applaudirli. Tutte le battute che conoscono suonano vuote, sono vecchie, non li divertono più.  La loro stessa esistenza è messa in dubbio (“Quanno si chiure lo sipario, nui simmo vivi o simmo muorti?”).

Ma, proprio quando sembra che i due stiano per arrendersi al loro destino, rinvengono un vecchio faldone polveroso, all’interno del quale sono custoditi alcuni testi teatrali a loro sconosciuti. Finalmente Prisco e Mostino hanno nuove battute da dire, nuove imprese da compiere, una nuova strada da seguire. Forse è davvero l’unica possibilità: per non morire i due dovranno essere capaci di recitare altri copioni.

Da qui prende inizio il viaggio dei nostri due Zuorri dentro le loro nuove esistenze. Essi diverranno i protagonisti di appassionanti trame e interpreti di alcune delle opere più significative del teatro mondiale (da Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, ad Aspettando Godot di Becket, a Natale in casa Cupiello di De Filippo, etc.), che però, deformate dalla incapacità e dalla inadeguatezza dei due, assumeranno colori surreali, a volte farseschi.

(*) NOTA dell’Autore: Con il termine Zuorri, fino alla metà del secolo scorso, in alta Irpinia (Montella – AV) si indicavano i contadini che coltivavano le terre dei padroni, allevavano i loro animali, raccoglievano i loro frutti, ma non possedevano nulla di quello che producevano. Zuorro era dunque sinonimo di “nullatenente”, sfruttato, povero disgraziato, eternamente affamato, spesso derubato anche della propria dignità di Uomo.

Una somiglianza sorprendente (per carattere ed assonanza) con il personaggio dello Zanni che Dario Fo ha portato sulla scena con lo spettacolo Mistero Buffo prelevandolo direttamente dalle giullarate medievali. Prisco e Mostino (già protagonisti di un precedente spettacolo: “Storie di Terra di suoni e di rumori” andato in scena per vent’anni suonati) assurgono a maschere senza tempo, anime candide. Sono archetipi di un “carattere irpino” ma, nelle nostre intenzioni, rappresentanti di tutti gli ultimi della terra. Il linguaggio che i due protagonisti usano in scena è una sorta di metadialetto, costruito adottando cadenze e sonorità provenienti da vari paesi della provincia di Avellino.

Galleria Fotografica

Fotografie: Antonia Di Nardo, Alessandra Rosa e Francesco Carbone

IL TRAILER

L'INTERVISTA a cura del Teatro Tram

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Corto Circuito

Cast

  • Autore e Regia: Paolo Capozzo
  • Produzione: C.I.S. / Teatro 99 Posti
  • Coreografie: Antonella De Angelis
  • Scenografie e Disegno Luci: Gianni Di Nardo e Antonio Ippolito
  • Costumi: Dina Del Regno
  • Musiche: Pietro Turco

Interpreti

  • Carmine: Maurizio Picariello
  • Angela: Elena Spiniello
  • Corpo di Ballo: Cristina Barone, Simonetta Incarnato, Valentina Soldo, Maria Teresa Formicola, Marcella Rafaniello, Marina Villani, Valeria Forgione,Simona Carbone, Laura Forcellati

Sinossi

Quella di Angela e Carmine è una vicenda campana per nostra comodità, ma la loro storia potrebbe vivere sotto altri dialetti e in altri luoghi.
In essa si assommano dolore, sensi di colpa, prostrazione, impotenza, rassegnazione, rabbia distruttiva; tutte le contraddizioni di una realtà sociale che arranca sotto il peso della disoccupazione e di un’improvvisa e inaspettata indigenza.
La storia è “semplice”.
Lui, Carmine, giovane uomo, energico, ottimista, affronta la vita , alleva speranze. Lei, Angela, ragazza sognante, creativa, piena di entusiasmo. S’incontrano, s’innamorano, hanno due figli (i gemelli) …
Sembrerebbe una storia come tante, di cui non varrebbe la pena raccontare …
Ma improvvisamente la loro vita viene stravolta: la crisi economica esplode nelle loro esistenze violentando il loro progetto di vita,  espropriandoli del ruolo e dell’identità, oltre che delle prospettive di sicurezza.
La quotidianità di Angela e Carmine diventa in pochi mesi una lotta per la sopravvivenza, “una battaglia continua”, con due figli ancora in fasce, una cassintegrazione di mesi che conduce lui sull’orlo di un esaurimento e lei ad un lavoro sottopagato e frustrante.
La giovane spavalderia giovanile, poco alla volta, scompare lasciando Carmine zavorrato al suolo, schiacciato dai sensi di colpa, costretto tra pensieri di violenta e disperata ribellione e reminiscenze di una religiosità infantile ridotta a favoletta per bambini.
Angela si trova così a lottare con le unghie per salvare la propria famiglia, per strappare il marito alla follia, per tentare di fermarlo prima dell’ultimo irrimediabile gesto.

Nota
Il palcoscenico è utilizzato come luogo “virtuale” e indefinito, dove i personaggi e gli accadimenti che li coinvolgono vivono in sospensione di tempo e di spazio, a tessere una trama destinata a trasmettere segni e sensazioni, ad offrire percezioni ed intuizioni, attraverso alcuni passaggi essenziali del percorso interiore dei protagonisti.
In questo contesto, l’implosione dei rapporti della coppia è disegnata per frammenti narrativi del “vissuto” intessuti con momenti puramente emozionali, in cui la scelta di usare elementi coreografici in vece delle parole è volta a cogliere essenze e profondità più che a rappresentare “la storia”.

Galleria Fotografica

Prima della PRIMA di Antonella Russoniello

IL TRAILER

CONFERENZA STAMPA di presentazione - di Paolo Capozzo

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Fila 1 Posto 5

15 pillole divulgative per parlare della magia del palcoscenico, della fatica dietro le quinte, dei “nostri” Teatri e del loro lavoro per il territorio, dei laboratori e dei talenti dei nostri allievi.
Buona visione!

 

Una produzione del CONSORZIO TEATRO IRPINO (Teatro 99 Posti e Teatro d’Europa)
Con Angela Caterina, Paolo Capozzo e Luigi Frasca
Regia: Giuseppe Falagario