Cast

  • Tratto dal volume: “Due eroi in panchina” di Roberto Quartarone
  • Adattamento e Regia: Antonio Carnevale
  • Amministrazione e Distribuzione: Maria Claudia Trovato
  • Costumi: Alessandra Faienza
  • Disegno Luci: Giovanni Corsini
  • Produzione: Compagnia Carnevale

Interpreti

  • Géza Kertész: Riccardo Stincone
  • István Tóth: Antonio Carnevale

Sinossi

Lo spettacolo – adattamento per la scena del volume di Roberto Quartarone “Due Eroi in Panchina” – è il racconto dell’amicizia tra gli allenatori ungheresi István Tóth e Géza Kertész. I due, oltre a rivoluzionare il calcio, soprattutto in Italia, con le loro innovative teorie, costituirono il “Gruppo Melodia”, un gruppo che univa oppositori politici, ex calciatori e artisti con l’obiettivo di salvare le vite di dissidenti ed ebrei sotto l’occupazione nazista. Ci riuscirono, e ottennero così la loro vittoria più importante, nonostante il tragico finale: István Tóth e Géza Kertész furono fucilati il 6 febbraio 1945, a pochi giorni dalla liberazione di Budapest. Ne Il Bradipo e la Carpa i due amici si raccontano e raccontano, senza risparmiare ironia e sarcasmo, gli avvenimenti più felici della loro vita, in un crescendo che mette insieme il calcio, il coraggio e la bellezza delle città italiane (Catania e Trieste in particolare), fino alla tragedia e al delirio degli anni che sconvolsero l’Europa. Utilizzando i differenti registri del comico e del tragico, Géza e István fanno divertire e commuovere e, attraverso quella che appare una chiacchierata informale, accompagnano gli spettatori alla scoperta dei loro successi sportivi e della loro storia.

NOTE DI REGIA

“Potevamo starcene zitti e partecipare alla guerra., In fondo lo avevamo già fatto una volta. Professionisti acclamati, cristiani.. addirittura nazionalisti, come Géza.. Quanti di noi lo avrebbero fatto? Quanti di noi avrebbero messo a repentaglio la propria vita e la vita dei propri familiari?”. Questa è una delle battute del testo e su questa scelta esemplare, sul non rimanere indifferenti nonostante la propria posizione privilegiata, si fonda la necessità dello spettacolo.. Che poi, è anche, più privatamente, un piccolo grazie al loro sacrificio. E poi: come poter raccontare una storia che si confronta con l’orrore della Seconda Guerra Mondiale e con l’irrazionalità di quegli anni e di quegli eventi? Questa è stata, sul piano artistico, invece, la prima e inevitabile domanda che si è posta nella preparazione dello spettacolo. Per Il Bradipo e la Carpa si è scelto un allestimento sobrio, che tenta, nella messa in scena una possibilità diversa di raccontare. Un lavoro che, ispirato da autori quali Brecht, Fassbinder e Weiss, vuole evitare la creazione di immagini estetizzanti e di cadere nella cattiva retorica, per mettere invece al centro l’attore e la sua parola. Così, nello spazio, solo i corpi degli attori, ombre e fasci di luce da cui i protagonisti sono illuminati. Pochissimi gli oggetti di scena: certo un pallone da calcio, una chitarra che accompagna alcuni versi di Saba, ma soprattutto la fotografia accartocciata nella giacca di Géza, che si trasforma, in un attimo, nel motore del ricordo.

Galleria Fotografica

Fotografie: Antonio Colucci

Premi & Riconoscimenti

  • Vincitore Premio Marcello Primiceri 2020
  • Finalista Teatro… Voce della società giovanile ENDAS – Emilia Romagna 2019
  • Migliore Drammaturgia Settimia Spizzichino e gli Anni Rubati 2018
  • Migliore Interpretazione ConCorto 2018
  • Finalista Palio Ermo Colle 2018
  • Finalista Minimo Teatro Festival 2018

IL TRAILER

Recensioni

“Antonio Carnevale e Riccardo Stincone catturano l’attenzione dell’attento pubblico grazie ad una interpretazione sentita, semplice, immediata e che alterna momenti spensierati ad altri, purtroppo, drammatici, intrecciando con estrema delicatezza i ricordi personali, i caratteri, gli amori, i desideri, le paure ed il forte senso di amicizia e di giustizia dei due. Antonio Carnevale, interprete che cura la drammaturgia e la regia, nella pièce punta sulla narrazione e su due storie che si incrociano, legate dalla stessa passione per il calcio e purtroppo dallo stesso destino finale. Pubblico coinvolto nella storia e che ha modo di conoscere e apprezzare la statura morale dei due amici, dei due campioni dello sport, ma soprattutto di due uomini capaci di sacrificarsi per gli altri. Applausi finali da parte degli spettatori per gli interpreti e per una storia commovente e di grande levatura”.  (Maurizio Sesto Giordano, su dramma.it)

Una storia che ha la forma di un racconto incrociato tra le vite dei due protagonisti che si alternano sui campi di calcio di Trieste, Catania, Budapest e altri, con una guerra che bussa alle porte e che li troverà prigionieri insieme. Antonio Carnevale che è anche autore e regista della messa in scena e Riccardo Stincone, rappresentano con grande garbo questa storia di amicizia e passione calcistica, avvalendosi di soluzioni sceniche semplici, ma assai indovinate: vedi la striscia bianca che disegnano sul palco e che nel corso degli avvenimenti si trasforma da riga di campo in prigione che li vedrà uniti insieme in una drammatica fine. Il testo si vede che ha una bella forza narrativa e che è tratto da una storia con una bella consistenza. Merito di questa messa in scena, a nostro parere, è proprio scegliere di averla raccontata. Nel panorama di un teatro che spesso si ripete, questo racconto è un piccolo cameo su una storia che ti viene voglia di andare ad approfondire. ( Barbara Chiappa su LaPlatea.it)