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Fu Lumena

Cast

  • Autore: Salvatore Ronga
  • Costumi: Bettina Buttgen
  • Musiche: Antonio Monti
  • Disegno luci: Davide Scognamiglio
  • Macchina scenica: Francesco Aloi
  • Produzione: Associazione Illuminata

Interpreti

  • Lucianna De Falco

Sinossi

I profili di una scatola metallica segnano i limiti di uno spazio sospeso tra vita e morte, percorso dal picchiettio elettronico del cardiogramma e dal rimestio intermittente di voci e suoni che evocano antiche litanie in onore delle anime purganti.
Nel letto Lumena si agita, resuscita dal sonno comatoso e prende coscienza, un po’ alla volta, di trovarsi in una stanza d’ospedale.
La donna è una vecchia prostituta, dimenticata da tutti, che nel delirio dell’agonia rivive il proprio passato in un dialogo serrato con gli spettri di una vita: le amiche d’infanzia, la fida compagna Rosalia, i clienti del lupanare e quelli della pasticceria che la vide un tempo padrona, ma soprattutto Domenico, il vecchio amante, presso cui, vanificata ogni possibilità di matrimonio, si è adattata al ruolo di serva. Quando il cuore va in pezzi e si approssima la fine, Lumena parla per la prima volta con una voce nuova, per rivelare un segreto che ha il sapore di una vendetta e che lascia sgomenti.
Lo spettacolo, nella sua autonomia di invenzione, immagina per il più celebre personaggio di “Filumena”, assurto a simbolo di una storica tradizione teatrale, un’altra trama possibile, tutta nuova, un atto di ribellione condotto con esiti ora tragici, ora comici e grotteschi, al suono dissonante di una lingua ardente, un “napoletano” indomabile e reinventato per un’eversiva dichiarazione d’amore.

Galleria Fotografica

Fotografie: Antonio Colucci

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Locas

Cast

  • Autore: José Pascual Abellan
  • Regia: Niko Mucci
  • Traduzione: Andrea Scarpati Ramirez
  • Costumi: Alessandra Gaudioso
  • Musiche: Luca Toller
  • Video: Francesco Mucci
  • Grafica: Salvatore Fiore
  • Produzione: TAN – Teatri Associati Napoli

Interpreti

  • Marcella Vitiello
  • Laura Pagliara

Sinossi

“…La follia è una linea sottile, che divide due mondi. Basta davvero poco per passare da una all’altra parte”.

Queste le parole, dette da una delle due protagoniste della trama. Due donne in attesa, nell’anticamera dello studio di uno psichiatra, diverse fra loro in modo diametralmente opposto: una donna in carriera e una madre di famiglia in piena depressione, la quale dichiara subito la sua prossimità alla follia.

Pure la loro “diversità”, nell’apparenza e nel ruolo sociale di ciascuna, copre una problematica fatta di debolezze comuni e pone le basi di una conoscenza reciproca, di un assaggiarsi di mondi paralleli, pronti alla divagazione poetica, tanto quanto alla cruda definizione da lessico psichiatrico.

Frequenti le incursioni nella filosofia e nella pratica del disagio mentale, alleggerite nel proporsi, da parentesi comiche. La trama si dipana nell’attesa del medico ritardatario, sino ad un colpo di scena finale che mette in discussione le certezze acquisite dai personaggi nel loro sviluppo di comunicazione verbale, e dal pubblico su di loro in scena.


NOTE DI REGIA

Trattare  il tema della follia in teatro  è tanto difficile, quanto non originale, ma quando lessi      la traduzione di questa storia minimale e pure cosi universale, mi colpì la volontà espressa dall’autore, lo spagnolo Juan Pascual Abellàn, di mantenere una sorta di leggerezza pur nella trattazione di temi gravi e impegnativi. L’uso del comico alternato al drammatico, è al servizio della necessità di porre riflessioni sulla vita e sulle sue declinazioni e deviazioni pratiche sino alla follia, mantenendo la vena di poesia che intride la scrittura, anzi nel tentativo di far lievitare la poesia stessa nel passaggio fra parola scritta e scena. Nel corso del lavoro un nuovo elemento di riflessione ha guidato il nostro progetto: il confronto fra la maschera e l’interpretazione, rapporto che ci ha guidato nell’approfondimento fra la forma (il mostrare) e l’interpretazione (il sentire). Con questo spettacolo proseguo il mio percorso di studio analisi dei sentimenti e delle relazioni interpersonali attraverso il punto di vista eccentrico, della messa in scena.

Niko Mucci

Galleria Fotografica

Fotografie: Antonio Colucci

IL TRAILER

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La Pasqua Bassa

Cast

  • Autore: (Tratto dal romanzo di ) Antonio del Giudice
  • Regia: Roberto Negri
  • Riduzione e Adattamento: Roberto Negri e Antonio Del Giudice
  • Scenografia: Davide Sciascia
  • Costumi: Rossella Ramunni
  • Assistente Regia: Cecilia Guzzardi
  • Suggestioni visive: Malombra
  • Musiche originali: Marcello Fiorini
  • Coreografie: Silvia Franci
  • Luci e Fonica: Walter Del Greco
  • Realizzazione scene: Area 5 LAB
  • Registrazioni: Studio NSL
  • Organizzazione: Paola Ferranti
  • Produzione: Tiberio Fiorilli

Interpreti

  • Cristina Golotta
  • Federica Pizzutilo
  • Liliana Randi
  • Giacomo Mattia
  • Con la partecipazione di: Roberto Negri

Sinossi

Una storia del sud, un sud reduce dall’ultima guerra.
Storia di sentimenti e vissuto popolare, con echi letterari da Pirandello a Verga, ma con ritmi contemporanei per una narrazione quasi cinematografica.
La guerra ha portato la morte degli uomini di una casa di contadini.
Rimaste sole, una madre e una figlia sono obbligate al confronto.
Un confronto che è una novità nel panorama della fatica quotidiana.
E che sarà una sorpresa per entrambe.
Una visione al femminile dei temi cardine della vita.
Coraggio e resilienza portano mutamenti e i semi di un futuro possibile germineranno nel terreno della speranza.

NOTE DI REGIA

L’idea drammaturgica nasce dalla collaborazione tra l’autore del romanzo Antonio Del Giudice e il regista Roberto Negri, già proiettata all’allestimento. La chiave narrativa storicizza gli eventi, ma la loro evoluzione né amplia gli orizzonti temporali. Le trasformazioni descritte sono intime e sociali ad un tempo. Tempo doloroso e crisi di cambiamento. Niente di più contemporaneo. La scelta dell’allestimento privilegia l’aspetto visivo della narrazione e con l’uso di tecniche di teatro d’ombra e proiezioni né esalta le suggestioni emotive, all’interno di soluzioni scenografiche essenziali e rigorose. E così la parola, spesso flusso libero di coscienza, viene amplificata dal contesto visivo, espandendo nello spettatore sia lo spazio del ricordo che dell’immaginario. Un disegno luci di matrice espressionista contribuisce ad evidenziare la geometria dei rapporti scenici. Le musiche originali nascono anch’essa dalla trasformazione. Il mutamento delle riconoscibili sonorità antiche della fisarmonica in atmosfere rarefate e sensoriali. Infine, e non ultima, la ricerca stilistica e sartoriale consente un’immediata connessione con il contesto del periodo, anch’essa però suggerendo elementi di inclusione culturale. Tutto il percorso creativo verte alla veicolazione di spunti di riflessione e analisi sui temi cardini dell’esistenza. Un’indagine esplorativa in un universo storico ed emotivo, radice linfa del nostro presente.

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