Tutto il mondo è un palcoscenico

Autori e Regia

  • Angela Caterina e Luigi Frasca Autori
  • Luigi Frasca Regia

Attori

  • Angela Caterina Joseline
  • Sasà Trapanese – Maestro

Sinossi

Pensiero positivo e pensiero negativo. “Mezzo pieno” e “mezzo vuoto”: due modi di considerare il teatro. Ambientato in un Teatro di periferia. Due attori a confronto. Lei attrice giovane piena di entusiasmo con la sua creatività visionaria, fiduciosa e piena di speranza. Lui l’alter ego attore consumato, smarrito privo di idee nuove, ma solo ancorato ai ricordi e a rievocare la gloriosa carriera.

Un “Canto del cigno” che si arricchisce di speranza e che considera l’attuale crisi del Teatro come un passaggio temporale e necessario, il cui futuro è ancora tutto da vivere. Un’occasione per i due personaggi di rievocare importanti monologhi “cavalli di battaglia” della loro carriera

Galleria Fotografica

Fotografie: Costantino Mauro

Recensioni

Quando si assiste ad uno spettacolo teatrale di solito c’è un aggettivo che sembra sintetizzare l’essenza della piéce. Ma per “Tutto il mondo è un palcoscenico” ciò non è possibile. Perché si è letteralmente travolti da numerose emozioni, da riflessioni, da momenti intensi, commuoventi, carichi…
Forse l’aggettivo giusto a mio avviso, è “poliedrico”, per via delle numerose sfaccettature dello spettacolo.
Con la regia di Luigi Frasca, gli attori in scena erano due: Angela Caterina e Sasà Trapanese. È alquanto difficile poter descrivere quest’ultimo come “protagonista” malgrado sembrerebbe che debba essere così, se si giudica soltanto il mero testo teatrale: il maestro, “supportato” dalla sua allieva-collaboratrice, Joseline, (interpretata da Angela Caterina) ripercorre tutte le fasi più belle della sua carriera.

E così egli ripercorre tutta la sua vita artistica, ritrovando un vigore smarrito nel ricordare i suoi personaggi tra cui quello di Enrico IV, di Don Domenico Soriano (marito di Filumena Marturano, quest’ultima  interpretata da Joseline), oppure attraverso il commovente monologo di pirandelliana memoria, tratto da “L’uomo dal fiore in bocca”, nel quale il maestro sembra celare una brutta verità che non coincide col termine della sua interpretazione.

Ma Angela Caterina non interpreta certamente un ruolo “minore”, come spesso mal si pensa del ruolo di “spalla”. Ella ripercorre tutti i gradini della scala emotiva umana: la follia incestuosa di Giocasta, il dolore dell’ amara vita vissuta e consumata nel pregiudizio di Filumena Marturano; il desiderio, la dolcezza della vecchia marionetta nel voler rivivere ancora un po’ nel mondo che ha vissuto guardandolo dal palco, e concludere con un breve monologo sulle fasi della vita dell’uomo, “saltando” da un personaggio all’altro con grande intensità, con una cura minuziosa tanto da farglieli sembrare cuciti addosso, quasi a vedere quelli originali in scena.
Dunque è una rappresentazione che riesce a spiegare in maniera chiara ed evidente la molteplicità dell’essenza del teatro: il vivere attraverso personaggi rende immortali o è il teatro che regala forza agli attori per poter vivere nuove realtà?
La risposta è soggettiva, ed ognuno la può percepire solo al termine dello spettacolo.

A cura di: Luca Aquino

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