DIARIO DI VIAGGI – SAB. 6 e DOM. 7 Aprile

SABATO ore 20.30 – DOMENICA ore 18.00

di  Gianni Di Nardo e Francesco Di Nardo
illustrazioni di Maria Teresa Sarno
regia di Gianni Di Nardo

* (SCHEDA) *
* (Prima della PRIMA di Antonella Russoniello)
* (gli scatti di Rino Ragucci) *
* (il video di Maurizio Picariello) * (la recensione di Michele Di Donato) *

Francesco ha solo diciannove anni quando si arruola volontario per la guerra, non sa cosa lo aspetta, non sa che così scoprirà la crudeltà e la follia dell’uomo. Quando arriva l’armistizio dell’otto settembre, Francesco, come tanti soldati italiani, si trova, all’improvviso, al di là delle linee nemiche. I tedeschi lo catturano e lo deportano in Germania. Diventa un IMI, uno schiavo di guerra, vilipeso, denutrito, venduto ogni giorno -in una nazione che odia gli Italiani ritenendoli traditori- a chi ha bisogno del lavoro delle sue braccia. Sopravvive per due anni in condizioni estreme ma, quando gli chiedono di entrare nelle schiere di Salò e poter tornare così in Italia, si rifiuta e preferisce il campo, il lager, alla farsa ormai palese ai suoi occhi del fascismo, nonostante la fame perenne, il freddo e la paura di morire.

La vicenda di Francesco prosegue. Il racconto del testimone, sul palco, si intreccia con un nuovo viaggio, la strada ripercorsa settanta anni dopo insieme a suo figlio, Gianni, che lo accompagna lungo i luoghi della sua memoria, una memoria dolorosa, a volte, e, a volte, candida, animata ancora dall’innocenza giovanile.

Gianni e Francesco viaggiano insieme, lo scopo sembrerebbe quello di intessere di nuovo i fili dei ricordi, di un’esperienza estrema che rischierebbe di dissolversi se non fosse fissata dalle immagini; eppure questo viaggio ha un duplice significato perché segna anche per il figlio un punto di svolta, la presa di coscienza di aver capito davvero, di aver trovato un dialogo profondo e diverso con Francesco, al di là dei legami di sangue, da uomo a uomo, da essere umano a essere umano.

Francesco tornerà dalla guerra con in testa una parola: democrazia, e con la curiosità di sperimentarla finalmente. Padre e figlio attraverseranno il muro del tempo a ritroso, minuziosamente e con ostinazione, e faranno ritorno insieme.

Se la letteratura e il teatro sono testimonianza, questa funzione è assolta, una tela tessuta a quattro mani che trova i suoi intoppi per poi procedere, invece, verso la “verità”, un atto d’amore completo di un figlio verso suo padre, una prova di come gli uomini possano cambiare, diventare migliori e, seppure fra mille difficoltà, rimanere puri e non farsi sporcare dall’oscenità e dal delirio della guerra.

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