NOTE
- “Storie di terra, suoni e rumori” è uno spettacolo
che, quando è nato, voleva essere rappresentativo
dello " spirito " dell'Irpinia.
Quindi non una cartolina oleografica né il recupero
di un tot di folklore.
Ci
basammo inizialmente su lavori di tipo storico
e antropologico e su episodi di cronaca più
recente (1799-2001), attingendo a studi già sviluppati
(e questo ci ha dato la base scientifica su cui lavorare),
ma poi il tutto fu re-Immaginato, filtrato dalla creatività
propria del nostro mestiere e dalle tecniche dei linguaggi
di scena.
Da
allora però, replica dopo replica, lo spettacolo
ha mutato direzione e ha assunto inevitabilmente un carattere
politico .
Compa
Prisco e Compa Mostino , poco alla volta, hanno cominciato
a denunciare con ingenua ferocia alcuni delitti
politici compiuti nei secoli ai danni della
“povera” gente, de li cafuni .
I
due zzuorri irpini sono ben pesto diventati i
miserabili della terra intera , il loro sguardo
ha offerto al pubblico una prospettiva più ampia,
in grado di sentire su di sé i patimenti e gli stenti
di tutto il Sud del Mondo .
Coerentemente
a queste premesse, le parole sulla scena concorrono a far
passare suoni e vibrazioni più che significati.
Quello
che viene usato in scena è una sorta di super-dialetto
, una lingua Irpina che è rappresentativa
di tutte, in cui la scelta di usare quillo, quiddo,
quiro o chiro (quello) è dipesa esclusivamente
dalla risonanza della battuta e non da un purismo linguistico.
In
definitiva abbiamo scelto il colore del racconto non il
suo significato antropologico, perché il primo appartiene
al teatro, il secondo alla scienza.
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